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L’economia della conoscenza e dei servizi è il settore più innovativo ed evolutivo dello sviluppo e della competizione nella nuova scena globale e le professioni (2 milioni di iscritti a ordini e collegi e quasi 3 milioni di nuove professioni in forma associativa, circa il 14 per cento del P.I.L.) sono un campo centrale della società contemporanea.


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presentazione

Le professioni che si trasformano e ci trasformano costituiscono quasi un brand della società contemporanea.
Viviamo nella società dei servizi, che produce la maggior parte del P.I.L., e nell’economia della conoscenza, che si basa sul capitale intellettuale.
L’economia della conoscenza e dei servizi è il settore più innovativo ed evolutivo dello sviluppo e della competizione nella nuova scena globale e le professioni (2 milioni di iscritti a ordini e collegi e quasi 3 milioni di nuove professioni in forma associativa, circa il 14 per cento del P.I.L.) sono un campo centrale della società contemporanea.
I fenomeni di outsourcing, la crescita di internet e delle spese individuali e delle famiglie per i servizi alla persona, lo straordinario dinamismo assunto dal capitalismo intellettuale e personale, nell’epoca del lavoro flessibile, hanno determinato una centralità della “questione professioni” troppo spesso sottovalutata dalla politica ove è in uso ancora parlare di “impresa e lavoro” quasi che non esistessero altre forme di lavoro, come invece recita l’art. 35 della Costituzione che afferma “la tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni”.
Abbiamo bisogno di far crescere le società professionali e interprofessionali, di far emergere i nuovi skill professionali, le nuove professioni, di promuovere la formazione permanente, più qualità, più etica professionale, più attenzione per i giovani e garanzie per gli utenti.
È stato fatto molto nei recenti mesi di governo (decreto Bersani, riconoscimento delle nuove professioni, crediti fiscali per i professionisti che si associano, testo di riforma Mantini-Chicchi) ma il messaggio è stato spesso confuso.
Non vogliamo politiche contro gli ordini ma politiche per la modernizzazione delle professioni.
L’Italia che vogliamo deve essere più unita, più competitiva, più creativa.


Presidente del forum: Domenico DE MASI
Professore Ordinario di Sociologia del Lavoro presso l'Università di Roma "La Sapienza". Presidente della S.I.T. (Società Italiana per il Telelavoro). Fondatore della S3-Studium (Scuola di Specializzazione in Scienze Organizzative). Membro del Comitato Scientifico delle riviste “Sociologia del lavoro”, “Economia e Lavoro”, “Pluriverso”. È inoltre direttore della rivista “Next Strumenti per l'innovazione”.